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Il cacao…per qualcuno è questione di sopravvivenza

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Alle nostre latitudini pensare al cacao riporta subito alla mente pensieri lussuriosi, splendide tavolette, morbide pralines, calde cioccolate in tazza…


Ma oggi riflettevo sul fatto che, in alcune parti del mondo, quando pensano al cacao pensano al duro lavoro nelle piantagioni, alla sopravvivenza, alla vita stessa.

Sto parlando in particolare di alcuni stati africani dove la coltivazione di questa piccola pianta rappresenta una grossa fetta del PIL nazionale, dove buona parte degli agricoltori (anche il 90%) è impegnata nella raccolta e nella gestione del cacao.

Mi riferisco, in particolare, a otto paesi dell’Africa Occidentale: Costa d'Avorio, Ghana, Nigeria, Camerun, Mali, Benin, Burkina Faso e Togo che, assieme producono più del 75% del cacao mondiale.

La sola Costa d’Avorio detiene il 37% di tutta la produzione mondiale, seguita dal Ghana con il 22%.

Quasi tutto questo cacao è coltivato in piccole aziende a conduzione familiare di pochi ettari.

Coltivare il cacao è un lavoro perlopiù manuale, molto duro, che richiede una stretta e continua attenzione per curare e raccogliere i chicchi nella maniera adeguata:

  • La pianta del cacao cresce solo dove il clima è molto caldo e umido e fruttifica tutto l’anno.

  • Produce grandi baccelli chiamate Cabosse che devono essere tagliate dagli alberi ed aperte in due con il machete.

  • Per produrre un chilo di cacao è necessario il raccolto di due alberi di un intero anno.

  • Siccome i baccelli non maturano tutti allo stesso tempo, gli alberi devono essere monitorati in continuazione.

  • Il cacao è una pianta molto delicata, facilmente colpita da cambiamenti climatici e suscettibile a malattie e parassiti.


Con oltre 3 milioni e mezzo di tonnellate prodotte annualmente, il mercato del cacao, per questi paesi dell’Africa “Povera” rappresenta un fatturato di parecchi miliardi di dollari.

Stiamo parlando di paesi dove il PIL pro capite annuo varia dai 700 ai 1.500 dollari all'anno, possiamo quindi capire come un mercato come quello del cacao rappresenti, per buona parte della popolazione, l’unica possibilità di lavoro che garantisca perlomeno la sopravvivenza.

Penso che d’ora in avanti apprezzerò ancora di più questo splendido “Cibo degli Dei” convinto che, consumandone, non solo farò del bene alla mia anima ma anche all’economia di questi paesi.

Claudio

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